Auser: l’uscita della Turchia dalla Convenzione di Istanbul è una battuta d’arresto nella battaglia per l’eliminazione della violenza contro le donne

Auser: l’uscita della Turchia dalla Convenzione di Istanbul è una battuta d’arresto nella battaglia per l’eliminazione della violenza contro le donne

L’Osservatorio Pari Opportunità e Politiche di Genere Auser, da sempre attento alla condizione delle donne in questo Paese, alla difesa dei loro diritti, alla prevenzione e contrasto alla violenza degli uomini sulle donne, con gli sportelli di ascolto ed i centri antiviolenza Auser e con numerose iniziative, manifesta grande preoccupazione per l’uscita della Turchia dalla Convenzione di Istanbul, perché è una battuta d’arresto nella battaglia per l’eliminazione della violenza contro le donne

La Convenzione di Istanbul è una Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, che si pone l’obiettivo di prevenire la violenza sulle donne, favorire la protezione delle vittime ed impedire l’impunità dei colpevoli; fu firmata l’11 maggio 2011 da 32 paesi a Istanbul; la Turchia fu il primo paese a ratificarla il 12 marzo 2012 (in Italia la ratifica avvenne il 19 giugno 2013).

A 9 anni dalla ratifica, il presidente Erdogan annuncia il ritiro della Turchia dalla Convenzione di Istanbul, luogo dove il trattato fu firmato e da cui prende il nome; questo paradosso ci dice che sui diritti delle donne, e non solo, TUTTO È  POSSIBILE, perché nessun diritto acquisito è per sempre! 

Il disegno delle potenze internazionali più reazionarie e integraliste (cattoliche e non), per limitare o abolire le libertà delle donne, è sempre più marcato. Un’ombra oscura minaccia continuamente le nostre vite. In Polonia si sta facendo una crociata contro i diritti delle donne ed i diritti umani in generale (la comunità LGBTQ+ è perseguitata) e il ministro della giustizia ha dichiarato di voler uscire dalla Convenzione di Istanbul, mentre l’Ungheria di Orban e la Slovacchia non l’hanno ancora ratificata.

Siamo tragicamente legate alle donne turche, che per il 40% sono vittime di violenza domestica, ed alle altre donne, perché ciò che avviene intorno a noi sono prove tecniche per risistemare l’ordine patriarcale-naturale dei ruoli.

Abbiamo sperato che, nella primavera del 2011 proprio dalla Turchia con la Convenzione di Istanbul, fosse partito un cammino verso il rispetto della dignità delle donne e di tutti. Purtroppo ci arriva un segnale oscuro e anche da noi si sta lavorando in silenzio in attesa di sferrare un colpo ai diritti delle donne: il senatore Pillon è sempre al suo posto impegnato a preparare qualche Ddl da tirar fuori al momento opportuno, frutto di “nostalgia reazionaria” per riportare l’Italia al Medioevo dei diritti.

Mai, dal dopoguerra ad oggi, i diritti delle donne sono così a rischio e se si cambiano i diritti delle donne e della famiglia, cadranno uno dopo l’altro tutti i diritti conquistati! 

Le crisi possono riportare indietro le lancette della recente storia femminile, perché non esistono deleghe o tutele che possano garantirci da ritorni al passato e da tentativi di restaurazione. 

Davanti ad una politica sempre più misogina, sessista e razzista, è necessario che ci impegniamo, tutte e tutti, a rivendicare la nostra cittadinanza e autodeterminazione in difesa dei princìpi fondamentali di uguaglianza e di non discriminazione garantiti dalla nostra Costituzione.

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